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| Il Cuon |
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Dhole, con questo nome è conosciuto il Cuon alpinus, un altro fiero esponente della grande famiglia dei Canidi. La sua caratteristica è il colore rosso ruggine del mantello, per cui viene anche identificato come “the red dog” (il cane rosso). Più chiaro, tendente al giallo, nella parti inferiori del tronco, il pelo è punteggiato di bianco sulla gola, le orecchie, che si presentano ampie e arrotondate e sulle zampe, piuttosto corte; mentre si scurisce sulla schiena e sulla coda lunga e cespugliosa. Il muso, corto e squadrato, sviluppa un morso molto potente. Ma ciò che lo distingue dagli altri Canidi è il fatto di avere solo due molari, uno per ogni lato dell'arcata inferiore (rispetto ai tre normali).
Di taglia media (90/100 cm di lunghezza, di cui 40/45 spettano alla coda; 42/50 cm di altezza al garrese e 17/20 kg di peso), il Cuon è diffuso nel continente asiatico, dalla Siberia fino all'Indonesia (un'unica specie, comprendente 11 sottospecie), dove occupa le foreste e le fitte boscaglie della giungla.
E' da qui che partono le sue battute di caccia, che avvengono di giorno e non sono mai solitarie. Infatti il Cuon come il licaone vive in branchi di 15-20 individui, legati da una precisa gerarchia che fa capo solitamente a due coppie e ad una rete di parentele. Una forte solidarietà tiene unito il gruppo, che grazie allo spirito di corpo può puntare anche su grosse prede (fino a dieci volte più grandi di un Cuon): cervi, antilopi, capre e maiali selvatici, ma anche lepri e altri roditori. La tattica di caccia è simile a quella del licaone, e non a caso il Cuon viene anche chiamato “Asiatic wild dog” (cane selvatico dell'Asia) per affinità con il primo, noto come “African wild dog”: un inseguimento, non veloce ma lungo ed estenuante per le vittime, con accerchiamento finale, che spesso e volentieri si conclude nell'acqua, dove il branco si sente più a suo agio. Quasi mai la preda viene azzannata alla gola, specie se è di grosse dimensioni; di solito viene attaccata da dietro e subito sbranata mentre è ancora viva. Il bottino conquistato viene difeso con accanimento anche contro tigri e orsi, che infatti tendono ad evitare contatti con i branchi di Cuon. Ma la competizione per il cibo si gioca soprattutto sulla velocità, più che su scontri veri e propri: una preda di ca 50 kg viene atterrata da due, tre individui del branco in meno di due minuti e ciascuno riesce ad ingerire oltre 4 kg di carne in un'ora.
La funzione del branco è fondamentale anche per l'allevamento dei piccoli, che nascono (da 4 a 6 in media) tra novembre e marzo, dopo un periodo di gestazione di circa due mesi e vengono nutriti insieme alla madre con cibo rigurgitato dai vari membri del branco. Impegnati sin dai primi mesi nei giochi di lotta per stabilire le gerarchie, i cuccioli sono pronti a cacciare con il branco all'età di sette mesi, mentre ad un anno, raggiunta la maturità sessuale, decidono se restare o andare via.
Poco aggressivi tra loro, i membri del gruppo non si affrontano quasi mai in combattimenti, avendo affinato le loro capacità di comunicazione: agitano la coda come i nostri cani e soprattutto dispongono di un ricco repertorio di vocalizzazioni (ne sono state individuate undici) il cui significato, diversamente dagli uomini, dipende dall'età, dallo status sociale, dalla salute e dall'ambiente di vita di ciascun membro. In virtù di questa capacità e di uno dei versi tipici che differenzia un individuo dall'altro, il Cuon si è guadagnato ancora un appellattivo: “whistling hunter” (il cacciatore che fischia). Specie protetta in Unione Sovietica e in India, sin dagli anni '70, il Cuon si tiene a debita distanza dall'uomo, ma la minaccia alla sua sopravvivenza viene indirettamente sempre dall'uomo, che gli sottrae l'habitat, distruggendo le foreste e d eliminando le sue prede.
CANIDI, UNA GRANDE FAMIGLIA
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