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CANIDI, UNA GRANDE FAMIGLIA

di Angela Delle Foglie

Perchè l'uomo ha scelto proprio lui e chi è veramente il nostro cane?
E' come chiedere ad un cane: “ma qual è il segreto del tuo successo?” se potesse parlare racconterebbe la storia della sua famiglia. Dopotutto è un classico rintracciare attraverso la mappa degli avi e dei parenti vicini e lontani le origini di certi comportamenti ed istinti, per meglio spiegarsene le ragioni.
Quando ulula e quando ringhia, quando gioca a strattonare i nostri peluche, quando corre a recuperare la palla, o si rotola a terra per impregnarsi dell'odore forte del terreno, quando ci accoglie mettendosi a pancia in su e anche quando svuota famelico la ciotola, insomma quando comunica con noi nei modi suoi più tipici, il cane domestico resta fedele a quegli originari schemi comportamentali che ritroviamo intatti nei suoi selvatici parenti di sangue.
Ed è per questo che abbiamo deciso di cominciare un viaggio alla scoperta della famiglia allargata del nostro cane. Un ceppo molto articolato, quello dei Canidi, fatto di 14 generi, 36 specie e 219 sottospecie, tra cui noi pescheremo solo alcuni individui, scegliendoli tra quelli che per affinità o per contrasto ci rimandano al nostro cane. Proviamo così a parlare di lui osservandolo attraverso i suoi cugini meno fortunati, visto che dall'uomo non hanno ricavato altro che sventure, persecuzioni o alla men peggio indifferenza.
Ma perchè l'uomo ha scelto i Canidi e non i Felidi, ci sarebbe da chiedersi prima di tutto: entrambi sono mammiferi carnivori e predatori dall'udito e dall'olfatto molto sviluppati, originati dallo stesso ceppo dei Creodonti circa 30 milioni di anni fa. Forse perchè i Canidi erano destinati ad un incredibile successo evolutivo per le loro doti di velocità, resistenza e versatilità alimentare, per la loro incredibile capacità di adattamento all'ambiente; forse perchè per molti di loro fu il branco con la sua gerarchia e la severa disciplina a decretarne la fortuna, e non solo come predatori; mentre i Felidi restavano cacciatori per lo più solitari, abituati a colpire le prede con agguati e scatti in velocità più che con l'inseguimento strategico e di resistenza. E nella stessa solitudine si ritrovavano a competere sull'identico terreno di caccia con i gruppi organizzati e compatti dei Canidi... e degli Ominidi.
Ma a questo punto torniamo all'inizio, perchè il cane? Si potrebbe però anche ribaltare la domanda: perchè l'uomo? Chi l'ha detto infatti che in origine sia stato l'uomo a scegliere e non piuttosto il lupo già “canizzato” a trovare comodo accodarsi a branchi di Ominidi che con i loro rifiuti gli garantivano cibo sicuro? L'ipotesi suggestiva è rilanciata da Roberto Marchesini, etologo e zooantropologo, sulla base di alcune recenti acquisizioni in campo genetico, avvallate dalla paleoantropologia.
Il confronto tra DNA lupino e canino avrebbe infatti rivelato che la differenziazione tra le due specie potrebbe risalire a ben 100.000 anni fa, molto tempo prima quindi dell'inizio del processo di domesticazione e selezione del cane, avviato dall'uomo solo 15.000 anni fa. Significa che il lupo era già in parte cane quando incontrò l'uomo e scelse di accompagnarsi a lui per una questione di opportunità. Significa, come fa notare Marchesini, che potrebbe essere stato il cane a selezionare il Sapiens-sapiens per le sue abilità venatorie e ad influenzarne in qualche modo il suo processo filogenetico: il che vorrebbe dire che forse hanno avuto un maggiore successo evolutivo quegli Ominidi che si rivelarono capaci di sviluppare un rapporto positivo con questi lupi “canizzati”. Si delinea quindi molto più che una storia di amicizia antica, una coevoluzione nel corso della quale ad un certo punto l'uomo ha capito che poteva prendere le redini della situazione e guidare il processo di riproduzione di questi suoi compagni, solo allora sarebbe cominciata la domesticazione e la selezione.<

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