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LA PET THERAPY CON GLI UCCELLI REALTA’ E PROSPETTIVE
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Relazione di Dott.Patrizio R. Fontana, medico veterinario
Via Piave 11 - 74024 Manduria (Ta)
Il 50% circa delle famiglie italiane possiede un animale da compagnia di piccola taglia, quindi qualunque siano gli effetti che questi animali producano sull’uomo questi avranno conseguenze significative. Analizzando questi effetti si è visto che, razionalizzandoli, gli effetti psico-fisici benefici sono evidenti. L’utilizzo degli animali al fine di ricavarne effetti benefici viene indicato con il termine di ‘pet therapy’.
La pet therapy, termine traducibile in italiano solo con zooterapia, affonda le sue origini molto lontano.
STORIA
Nel 1792 in Inghilterra W. Tuke favorisce i contatti tra gli animali e i suoi pazienti psichici intuendone la capacità umanizzante.
Nel 1867 in Germania vari tipi di piccoli animali si utilizzano come coterapeuti per gli epilettici.
B. Levinson, psicoterapeuta infantile, nel 1953 notò che un paziente autistico traeva giovamento più dal rilassante contatto con il suo cane che dalla sue sedute . . . nel 1961 fa nascere la pet therapy moderna con il suo libro "The Dog as Co-Therapist".
E. Friedmann nel 1977 dimostra l’aumento di sopravvivenza in pazienti post infarto proprietari di animali; sono identificati effetti benefici anche per l’ipertensione e la relativa predisposizione all’infarto.
In Italia si comincia a parlare di pet therapy nel 1987 organizzando i primi convegni sull’argomento.
DEFINIZIONE
La zooterapia si può praticare in due forme distinte, la A.A.A. e la T.A.A.
La A.A.A. (attività assistite con animali) consiste nell’applicazione di interventi di tipo ricreativo e/o terapeutico con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita.
La T.A.A. (terapie assistite con animali) si prefigge obietti
determinati dando un contributo alla cura di specifiche patologie.
PERCHE’ GLI UCCELLI
Per le esperienze svolte e da svolgere sono stati scelti alcuni soggetti di psittacidi (calopsitte, inseparabili, …) imprintati per ampliarne le possibilità di contatto umano.
La scelta degli uccelli quali animali da utilizzare nei programmi di pet therapy è giustificata da più aspetti ritenuti vantaggiosi.
Il basso e controllabile rischio sanitario di malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi) è il primo elemento che invita a scegliere gli uccelli come mezzo di terapia.
La taglia degli animali è un altro elemento utile poiché essendo gli uccelli più versatili rispetto ad altri animali si ottiene che i progetti di pet therapy sono applicabili a svariate realtà.
La scelta della razza e dell’individuo viene fatta ad opera del veterinario, figura centrale del gruppo di lavoro che deve interagire con le altre figure professionali per poter ottenere dei validi risultati.
La brevità del ciclo vitale delle specie aviari rende più fruibili alcuni aspetti dei ritmi biologici, come la sessualità e la morte, due momenti che diventano un'incredibile banco di prova per quella che sarà la vita futura.
L’antropomorfizzazione è un rischio che inficia un sano e costruttivo rapporto uomo – animale, corretta e indispensabile base etologica senza della quale non si può intraprendere un sano progetto di pet therapy.
Utilizzando gli uccelli come coterapeuti si riesce a tener lontano questo problema poiché gli uccelli evocano un rapporto che non crea dipendenza, come potrebbe accadere con un cucciolo di cane, ma stimola un rapporto di attenta osservazione che implica da subito rispetto, a causa anche della spesso ridotta dimensione.
L’impiego degli uccelli offre gli stessi vantaggi, come per l’antropomorfizzazione, anche nei confronti di un altro problema, l’oggettualizzazione, altra causa che può alterare il sano rapporto uomo animale.
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