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LA CLAMIDIOSI (Psittacosi-Ornitosi)
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Relazione di Dott.ssa Gabriella Pelagalli Dirigente del Servizio Veterinario A.S.L. N. 9 – Macerata
Le clamidie sono parassiti intracellulari obbligati sulla cui classificazione gli studiosi hanno discusso a lungo; attualmente data la presenza di:
una parete cellulare simile ai batteri gram-negativi,
dei ribosomi,
sia di RNA che DNA;
e vista la sensibilità di questi microrganismi ad alcuni antibiotici, si ritiene che possano essere comprese nei batteri.
La psittacosi è una malattia dell’uomo sostenuta da chlamydia, che viene generalmente acquisita per contatto con volatili della famiglia Psittacidae.
Per psittacosi s’intende l’infezione nell’uomo e negli psittacidi, sostenuta da Chlamydia psittaci; per ornitosi si intende la stessa infezione riscontrata nei non psittacidi e per le affezioni umane che da essi derivano.
Serbatoio della malattia sono prevalentemente gli psittacidi (pappagalli, pappagallini, parrocchetti), ma anche altri uccelli allevati (pollame), selvatici e sinantropi (procellarie, gabbiani, piccioni). La presenza di una infezione allo stato latente è piuttosto comune: essa si può trasformare in vera e propria malattia in presenza di fattori stressanti. Gli animali ammalati presentano astenia, presenza di secrezioni sierose o mucose agli occhi e narici e diarrea: l’agente patogeno viene eliminato con le feci e/o gli essudati e rimane infettante anche dopo essiccamento, qualora le polveri che lo contengono venissero inalate.
Pur essendo il quadro clinico dell’uomo uniforme la patogenicità della malattia proveniente da psittacidi è molto alta, mentre quella della variante dei piccioni, polli ed altri volatili domestici è assai piccola; quella delle anatre e dei tacchini è intermedia. La psittacosi rappresenta un rischio professionale per coloro che lavorano in allevamenti e mattatoi di pollame e del commercio di uccelli da compagnia. Di recente, la Chlamidya psittaci è stata riscontrata con una certa frequenza anche nei mammiferi e in parecchi artropodi. La C. psittaci non presenta una particolare specificità per un determinato ospite, ma viene trasmessa indifferentemente dall’una all’altra specie di volatili e mammiferi (uomo compreso) con la creazione di catene di contagio a struttura più o meno complessa.
Modalità di contagio per l’uomo
Per quanto riguarda la trasmissione della malattia all’uomo, oltre all’importanza degli psittacidi, attualmente viene riconosciuto il ruolo dei tacchini, delle anatre, delle oche e dei piccioni domestici, specialmente quelli viaggiatori, nonché dei comuni mammiferi domestici; viene attribuita minore importanza ai piccioni torraioli, anche se alcuni studiosi hanno riferito una diffusa positività sierologica.
L’uomo rappresenta un ospite occasionale di C. psittaci e subisce infezione per contatto con animali infetti.
Nel personale addetto ai mattatoi di polli, coloro che sono impegnati nelle operazioni di spennamento risultano essere maggiormente a rischio rispetto agli addetti alla asportazione dei visceri.
Gli uccelli malati o portatori eliminano la Chylamidya con le feci e talora con le secrezioni nasali, quindi le piume sono diffusamente contaminate. La polvere dell’ambiente in cui sono custoditi i volatili può essere fortemente inquinata dalle feci degli uccelli, nelle quali il microrganismo resiste a lungo. La inalazione di tale polvere può determinare la malattia nell’uomo; è sufficiente una breve esposizione all’ambiente contaminato per provocare l’insorgenza della malattia. Il contagio interumano è possibile ma si verifica raramente ed è stato osservato solo nelle forme gravi, trasmesse da psittacidi, caratterizzate da molto espettorato, interessamento polmonare e accessi di tosse.
Malattia nell’uomo
Dopo l’ingresso per via aerogena, l’agente eziologico viene trasportato alle cellule reticolo e |
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