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LA CODA CHE UCCIDE LA RAZZA
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di Cesare Bonasegale
Il taglio della coda dei cani. Neonati “precocial” e “altricial”. La percezione del dolore nei cuccioli.
Motivazioni funzionali del taglio della coda e conseguenze zootecniche dell’ordinanza che proibisce la caudotomia.
Il cane altro non è che l’espressione della modificazione genetica del lupo, indotta dall’uomo. Senza l’uomo, il cane non sarebbe mai esistito.
Il processo creativo del cane – attuato mediante selezione – è vecchio di millenni ed è l’origine della vastissima differenziazione morfologica, caratteriale, comportamentale e funzionale della specie. In altre parole il cane inteso come creatura naturale non esiste né è mai esistito, è un’astrazione per dar corpo alla quale dovremmo percorrere a ritroso decine di migliaia d’anni di storia della specie facendo ricorso ad un continuo processo di meticciamento (cioè l’opposto della selezione) fino ad eventualmente ritornare al lupo.
Ed è ovviamente un’utopia.
Le razze – che sono un concetto relativamente recente – di fatto esistono da tempi immemorabili, cioè da molto prima di essere ufficialmente codificate e registrate in Libri Genealogici. L’uomo ha infatti creato cani grandi per la guardia del gregge e cani piccoli da grembo, cani con cui inseguire e forzare i grandi ungulati e cani a gambe corte per entrare nelle tane, cani da ferma e cani velocissimi per catturare in corsa la lepre. Dopo di che le condizioni ambientali e la fantasia hanno fatto proliferare le varietà in oltre 400 razze.
Le lunghe orecchie del Basset Hound, le cortissime gambe del Bassotto, il mantello macchiettato del Dalmata sono il frutto della selezione operata dall’uomo. E ciò vale anche per il tipo di coda che ciascuna razza si ritrova.
I meticci per contro non sono l’espressione originaria del cane, bensì l’occasionale ed incontrollata mescolanza di cani diversi che di conseguenza manifestano aspetti morfologici e caratteriali disparati ed impredicibili.
Il cane di razza è il frutto della nostra selezione.
Il meticcio è la conseguenza di nostra colpevole incuria.
E veniamo all’argomento d’attualità: il taglio della coda.
Il Ministero della Salute ha emanato un’ordinanza, pubblicata il 13 gennaio 2007,
che definisce il taglio della coda dei cani un “maltrattamento” che, come tale, è proibito e perseguibile penalmente.
Ma è vero che è un maltrattamento?
Da un punto di vista della precocità della prole, gli animali si dividono in “precocial” ovvero quelli i cui neonati godono di un alto grado di immediata autonomia (vedi cavalli, bovini, pecore, capre, maiali) e ”altricial”, cioè tardivi che invece hanno bisogno di una lunga permanenza nella tana. Il cane è fra questi ultimi ed i suoi cuccioli nascono ciechi, sordi, con scarsa mobilità, del tutto indifesi, rimanendo così per diversi giorni, durante i quali il loro sistema nervoso non è ancora completamente sviluppato; in questo periodo i tempi che intercorrono fra gli impulsi nervosi e le conseguenti reazioni sono molto lunghi e si normalizzano solo dopo il 10°/14° giorno, cioè quando i cuccioli aprono gli occhi.
Ciò premesso, il termine per effettuare la caudotomia viene anticipato a tre o quattro giorni dalla nascita per lasciare ampio margine di sicurezza alla non percezione del dolore. Infatti quando tagliamo loro la coda nei primissimi giorni dopo la nascita, i cuccioli emettono un breve squittio, né più né meno di quando nella cuccia inavvertitamente la madre li calpesta. Dopo di che si tranquillizzano e riprendono a poppare come se nulla fosse successo.
Ma se non c’è dolore, non c’è neppure maltrattamento.
Il problema quindi è come garantire che il taglio della coda sia effettivamente fatto nei primi tre o quattro giorni di vita e non più tardi.
A questo proposito, l’unica< |
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