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LA VENDETTA DEGLI ELEFANTI


di Barbara Gallicchio


...difficile non partecipare empaticamente con queste incredibili creature, dovremmo essere sopraffatti dal senso di colpa, per la stessa memoria collettiva di cui siamo maestri ma che troppo spesso sembriamo ignorare.


È un fatto ormai assodato che, dopo una storia di pacifica convivenza durata molte migliaia di anni (da parte degli animali naturalmente) nel periodo recente si moltiplicano attacchi efferati che gli elefanti scatenano verso persone all’interno dei loro territori di residenza o di migrazione. Abbiamo l’uccisione di un ragazzo inglese in luna di miele nella riserva del Masai Mara, in Kenia, ma soprattutto abbiamo più di 300 morti per aggressione nello stato indiano di Jharkhand dal 2000 e 239 dal 2001 in Assam.
Fino a poco tempo fa, si ritenevano episodi legati alla convivenza sempre più stretta tra le due specie e alla crescente invasione territoriale da parte umana, invasione che va schiacciando le aree abitate dai pachidermi a un livello intollerabile, provocando alti livelli di stress negli animali e aumentando la probabilità di incontri frequenti ma, ultimamente, l’opinione degli etologi si sta orientando verso spiegazioni più complesse e assai più tragiche, che dovrebbero farci riflettere.

Gay Bradshaw, psicologo del programma di scienze ambientali della Oregon Sate University, ritiene che gli elefanti stiano soffrendo di un drammatico trauma emotivo come risultato di decadi di macellazioni, rapimenti e riduzione ambientale che hanno disorganizzato la struttura tradizionale del sistema sociale di questi animali. Risultato di questo sono aggressioni violente verso villaggi o singoli individui.

Gli elefanti sono dotati di capacità cognitive molto complesse, evolute probabilmente per la sopravvivenza di animali altamente sociali così giganteschi che devono spostarsi molto per trovare cibo sufficiente e, nel contempo, mantenere in contatto le comunità, divise in gruppi familiari di femmine con i piccoli, ciascuna guidata da una matriarca esperta e costituita delle sue figlie e nipoti che non si separano mai, mentre i maschi scapoli viaggiano insieme per decenni, finchè non diventano enormi e solitari. Tutte le famiglie si incontrano periodicamente in raduni di proporzioni davvero notevoli e in tali occasioni si festeggiano lungamente, non diversamente dai nostri eventi organizzati per passare del tempo insieme ai parenti.
Le periodiche cicliche migrazioni conducono i gruppi familiari attraverso sentieri utilizzati letteralmente da centinaia, a volte migliaia d’anni, la cui memoria risiede negli animali anziani e viene trasmessa di generazione in generazione e permette di superare il problema ricorrente della siccità, portando ai territori ancora fertili dove c’è pascolo e, naturalmente, acqua di cui gli elefanti hanno bisogno sia per bere sia per la salute della pelle. Per tenersi in contatto queste straordinarie creature hanno sviluppato sofisticati quanto efficaci sistemi di comunicazione a distanza, basate sugli infrasuoni – suoni a bassissima frequenza- che si trasmettono attraverso il terreno solido a distanze considerevoli dell’ordine di almeno decine di km, molto simili a quelli utilizzati dalle grandi balene.
Il legame che caratterizza l’attaccamento tra individui appartenenti alla famiglia è fortissimo e indissolubile, gli individui in difficoltà vengono aiutati finchè possibile e di fronte alla morte, si assiste a scene di dolore che durano a volte giorni, prima che gli animali si rassegnino a lasciare il cadavere e proseguire per la loro strada; ancora più peculiare, quando si imbattono in resti di un conspecifico, spesso ossa già pulite dagli spazzini della savana, trascorrono molto tempo nell’accarezzarle e manipolarle con la proboscide e a esplorarle in ogni anfratto, particolarmente i teschi, come se fossero in grado di riconoscere a chi erano appartenute in vita e empatizzare e m
 
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