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| Leishmaniosi |
A cura di:Prof. Fulvio Marsilio Docente Ricercatore "Malattie Infettive degli Animali" Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Teramo
La leishmaniosi è una malattia che colpisce il cane, altri mammiferi e l'uomo, sostenuta nell’area mediterranea da un piccolo parassita denominato Leishmania infantum.E’ conosciuta nell'uomo sin da tempi remoti: infatti, le sculture in ceramica provenienti dall’America Centrale e risalenti al 400-900 d.C. raffigurano volti di persone con lesioni sovrapponibili a quelle osservabili oggi in corso di leishmaniosi cutanea. L'importanza della corretta diagnosi dell’infezione nel cane risiede nel fatto che questo animale è ritenuto il serbatoio naturale della leishmania nell'uomo o almeno "trait d'union" tra il ciclo selvatico e quello umano della leishmaniosi.
La leishmaniosi si trasmette tramite la puntura di piccoli (1-3 mm) insetti ematofagi detti flebotomi o pappataci (da: pappare in silenzio) ed appartenenti alla famiglia Psichodidae, genere Phlebotomus. Solo le femmine sono ematofaghe mentre i maschi, e talvolta anche le stesse femmine, si nutrono di sostanze zuccherine di origine vegetale. Nelle regioni a clima temperato sono presenti da maggio ad ottobre; hanno un'attività notturna, mentre di giorno restano immobili nelle immediate vicinanze dei loro possibili ospiti, mimetizzandosi nell'ambiente circostante, favoriti dalle ridotte dimensioni e dalla trasparenza.
La maggior parte della specie di flebotomi sono in grado di nutrirsi indipendentemente sia su uomini che su animali. Si potrebbe dedurre pertanto che nelle zone ad elevata endemia di leishmaniosi, i casi di leishmaniosi canina e quelli di leishmaniosi viscerale dell'uomo dovrebbero numericamente equivalersi. Invece le indagini epidemiologiche svolte in questi ultimi anni in Italia ed in altri Paesi del Mediterraneo indicano che, contrariamente al cane per il quale si nota una recrudescenza, nell'uomo si osserva una progressiva riduzione dei casi di leishmaniosi cutanea e viscerale. Diversi elementi contribuiscono a spiegare la differente recettività tra uomo e cane nei confronti di Leishmania infantum: (i) i flebotomi preferiscono di gran lunga nutrirsi sugli animali rispetto all'uomo, (ii) i cani che vivono all'aperto risultano più esposti alla puntura dell'insetto rispetto ai cani che vivono in casa e all'uomo, (iii) l'alimentazione errata, la vita all'aperto, eventuali parassitosi o malattie infettive intercorrenti deprimono le capacità reattive del sistema immunitario del cane, favorendo l'infezione.
Nel cane la malattia si manifesta nella forma generalizzata (forma viscero-cutanea), a decorso cronico. Il quadro sintomatologico è abbastanza complesso e vario e solitamente si osserva dopo un periodo d'incubazione molto lungo. Uno dei primi sintomi è rappresentato dalla rarefazione del pelo a carico di tutto il corpo o solo in alcune zone quali i padiglioni e i margini oculari, le aree intorno agli occhi (cane con gli occhiali), il muso, i gomiti, ecc.. Accanto a questa perdita di pelo si può notare la presenza di forfora. In alcune zone della cute si osservano anche delle ulcere ribelli ad ogni cura locale. Altra lesione caratteristica e presente quasi sempre è la crescita abnorme delle unghie (onicogrifosi). A carico delle mucose e soprattutto di quella nasale si possono formare delle erosioni ed ulcere sanguinanti che danno luogo ad epistassi. Altri sintomi che possono essere osservati sono congiuntivite cronica, dimagramento progressivo, aumento di grandezza dei linfonodi ed abbattimento generale. La leishmaniosi può essere sospettata clinicamente soprattutto nelle zone endemiche, ma per una diagnosi di certezza è necessario rivolgersi al laboratorio. Le prove che vengono eseguite sono l'immunofluorescenza indiretta per valutare la presenza di specifici anticorpi nei confronti del parassita ed alcune indagini
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